Varanasi, tra la vita e la morte!

Varanasi è una delle città più più antiche del mondo (abitata con continuità), la più importante dell’India del Nord, è venerata come una delle sette città sacre dell’hinduismo.
Varanasi è una città affascinate, unica, sospesa tra la vita e la morte che qui hanno lo stesso sapore e si mescolano assieme, come se regnasse un disordine perenne, non esistono regole, se non quelle dettate dalla religione Hindu.

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Pellegrini hindu che si lavano nel fiume Gange

Le persone, gli animali convivono in stretto contatto l’uno con l’altro, la privacy, il senso del pudore, diventano concetti occidentali che non c’entrano nulla con questa città!
A Varanasi tutto sembra girare attorno al famoso Gange, il fiume sacro per gli Hindu ed è adorato nella sua forma personificata della dea Ganga, come infatti viene chiamato il fiume dai locali.
Qui i pellegrini hindu giungono fino ai ghat disseminati lungo il fiume Gange per lavare i peccati di una vita o per cremare i corpi dei loro cari.
Varanasi è considerata un luogo particolarmente propizio per morire, perché sarebbe possibile ottenere la “moksha” (liberazione dal ciclo delle reincarnazioni), un fatto che contribuisce a rendere questa città il cuore pulsante dell’universo hindu.
Il Ghat indica tipicamente una scalinata che scende verso un corso d’acqua. Questa struttura è molto importante per le abluzioni rituali dell’induismo, infatti viene utilizzata soprattutto per scopi sacri, ma anche per lavare i panni, le pentole e gli animali.
Passeggiare lungo i ghat è un’esperienza unica, qui puoi osservare indiani che pregano, bimbi che giocano nell’acqua, mucche che si riposano sugli scalini, persone che fanno yoga, mendicanti in cerca di soldi, i famosi Sadhu, indiani che meditano sulle rive del fiume e accanto alla vita che si celebra, ci sono i Ghat dove vengono cremati i corpi dei defunti.

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Cremazione sui ghat

Il Ghat più importante per la cremazione è il Manikarnika ed è considerato dagli hindu il luogo più propizio in cui essere cremati. I corpi dei defunti vengono affidati alla casta degli intoccabili e trasportati attraverso i vicoli della città vecchia fino al sacro Gange su una barella di bambù ricoperta da un sudario bianco e arancione; prima di essere cremati, i cadaveri vengono immersi nel Gange.
Sulla sommità del ghat vengono poi ammonticchiati giganteschi cumuli di legna da ardere e ogni ciocco viene scrupolosamente pesato su grandi bilance in modo da stabilire il prezzo della cremazione.
Ogni tipo di legno ha un prezzo diverso e il più alto è quello del sandalo. Utilizzare la giusta quantità di legna per ridurre in cenere un cadavere costituisce una vera e propria arte.
Il corpo viene adagiato sulla pira, con la testa a nord e i piedi a sud. Parte della legna viene posta sopra al corpo, il quale viene cosparso di polvere di legno di sandalo, di burro chiarificato, il ghi e di qualche goccia di acqua del Gange.
Il figlio maschio maggiore, che è la persona deputata a condurre il rito, compie cinque giri intorno alla pira e poi l’accende, a partire dai capelli.
Le persone delle caste più importanti vengono cremate vicino alle rive del fiume.
Solo i bambini, le donne gravide, gli animali sacri, i lebbrosi e i santoni non vengono cremati, ma offerti direttamente alle acque del fiume.

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Ghat Manikarnika

Un altro Ghat utilizzato per la cremazione è l’Harishchandra ed è uno dei ghat più antichi di Varanasi.
È davvero emozionante osservare da vicino questo rito, vedere i corpi dei defunti bruciare lentamente, mentre la vita continua a scorrere come se niente fosse: due bimbi giocano in mezzo alla cenere, capre e mucche mangiano i fiori di decorazione e uomini fermi a guardare.
Non ci sono donne durante la cerimonia di cremazione perché considerate più emotive. Si crede infatti che il pianto e il turbamento trattengano l’anima sulla terra. I parenti maschi presenti non mostrano quasi mai emozioni
Tutto si svolge in un silenzio irreale, solo il suono delle campane che scandiscono una litania dalla cadenza solenne e suggestiva.




Uno dei Ghat più frequentati è il Dashashwamedh, soprattutto verso l’imbrunire, quando si tiene un’elaborata cerimonia con falò e danze che si chiama “ganga aarti”, cioè adorazione del fiume. Vi consiglio di arrivare un po’ presto per prendere i posti sulla scalinata, ogni sera si riempie di persone per osservare e partecipare al rito.
Durante il giorno il Ghat è frequentato da moltissimi sadhu che chiedono soldi per essere fotografati, donne che vendono fiori e barcaioli in cerca di clienti.

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Il ganga aarti si tiene tra le 18:30 e 19:30 tutti i giorni

Uno dei momenti migliori per visitare i ghat coincide con l’alba, quando il fiume viene inondato da una luce soffusa e i pellegrini arrivano per eseguire la “puja” (atto di adorazione) di fronte al sole che sorge.
Purtroppo la visuale del sole che spunta è rovinata dalla presenza di moltissime barche di turisti.
Infatti molti decidono di partecipare all’escursione sulla barca durante il momento dell’alba, noi invece abbiamo deciso di aspettare che ci fossero meno barche e che la nebbiolina si diradasse e in effetti è stata la soluzione migliore!
Il costo per un giro in barca per osservare i vari Ghat dal Gange è di circa 100 rupie all’ora per persona. Consigliamo di trattare direttamente con i barcaioli, le escursioni organizzate dalle guest house sono più costose.
Noi siamo partiti da Dashashwamedh Ghat e siamo arrivati fino a Scindia Ghat, uno degli ultimi, poi siamo tornati indietro fino ad Assi Ghat, il ghat più a sud e uno dei più grandi di Varanasi; questo Ghat riveste un’importanza particolare perché si trova nelle immediate vicinanze del punto in cui l’Assi incontra il Gange; i pellegrini vi si recano per venerare un “lingam” (immagine fallica) di Shiva collocato sotto un albero di pipal.
Il panorama che si osserva dalla barca è davvero suggestivo, gli splendidi edifici antichi risaltano con la luce del sole, mentre la vita scorre lentamente sul fiume, considerate almeno 2 ore di barca a remi per poterli vedere tutti.

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Assi Ghat
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Architettura di Varanasi

La città vecchia di Varanasi, adagiata lungo la sponda occidentale del Gange, si estende verso l’interno in un labirinto di vicoli chiamati gali, troppo stretti per consentire il passaggio degli automezzi.
Qui potrete trovare piccoli negozi di gioielleria, vestiario, ristoranti, botteghe che vendono il famoso the indiano, il chai o il lassi, un dolcissimo yogurt.
Mentre si cammina tra gli stretti vicoli è molto facile imbattersi in mucche e tori, liberi di passeggiare tra le persone.
Infatti in India la mucca è considerata sacra, rappresenta la “madre universale” che dona a tutti il proprio latte e non solo ai vitelli!
Perfino nella Costituzione dell’India, l’art. 48 vieta la macellazione di vacche e vitelli. La macellazione e la vendita della loro carne è punibile con sanzioni o, nei casi più gravi (e negli stati più severi) con l’imprigionamento.

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Gali di Varanasi
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Una vacca mentre si rilassa sul ciglio della strada

A Varanasi quindi è normale osservare mucche e tori in mezzo al traffico cittadino, sembrano le regine della strada ed è divertente vedere come i le automobili e i motorini cercano di scansarle per non sfiorarle. Ma si possono incontrare anche cavalli liberi e scimmie in cerca di cibo.

Varanasi, tra la vita e la morte! ultima modifica: 2016-11-08T12:00:59+00:00 da Idea Nomade

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