#129.Da Havana a Bogotà (Purtroppo esistono le frontiere)

Si ritorna in Sud America, oggi abbiamo il volo da Havana a Bogotà. Siamo rimasti fermi all’autostazione dell’Havana, dalle 5:00 del mattino, con altri viaggiatori aspettando che fuori venisse giorno.

A Cuba è impossibile non incontrare italiani, ma noi siamo riusciti ad incontrare la classica coppia di cafoni. Avete presente quelli che non fanno mai la fila e gli piace fare a botte anche quando hanno torto? Si proprio quelli. Quelle persone che all’estero parlano solo in italiano e urlano sempre ad alta voce: stà bono! Scansate! Io Non pago niente! Purtroppo sono queste le persone che ti fanno vergognare di essere italiano.

Il Viaggio

Oggi abbiamo un giorno di completa attesa, anche perché il nostro volo è programmato per le 17:00, quindi con pochi soldi in tasca, decidiamo di evitare di andare all’Havana Centro, ma di fare colazione all’autostazione e di recarci all’aeroporto per riposarci un pò.




Qui prendiamo un taxi, con il quale contrattiamo i prezzo, riusciamo a spuntare 15 CUC. Arrivati all’aeroporto riusciamo a spendere gli ultimi soldi che ci sono rimasti, eccetto i 25 CUC a persona necessari per la tassa d’uscita.
C’è molta gente anche se i voli non sono molti. Ma proprio oggi si inaugura la prima tratta di volo dagli Stati Uniti: Miami-Havana e dal 1° Luglio quella che collegherà New York con Santiago de Cuba.

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Imbarco ancora vuoto, lato B del Terminal

Quando ci mettiamo in coda è presto, ma non troppo per i canoni cubani, alla fine è sempre meglio essere in anticipo quando si viaggia a qui. Man mano che ci avviciniamo al bancone del check-in, ci sale la classica ansia di essere respinti, avendo un solo biglietto di andata verso Bogotà. Ed infatti quando tocca a noi, ecco quello che succede:
Hostess: solo biglietto di andata?
Noi: Si!
Hostess: vivete in Colombia?
Noi: no, stiamo viaggiando per tutto il Sud America!
Hostess: avete un biglietto di ritorno nel vostro paese!
Noi: (risposta palesemente falsa) Si! A Novembre dal Cile.
Hostess: ecco le vostre carte d’imbarco e pagate li la tassa d’uscita!

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Per evidenziare che la tassa è stata pagata, si scrive sul biglietto aereo: Tax Ok Pagado!

Anche questa è passata, ma abbiamo ancora una frontiera da superare quella colombiana. Sull’aereo ci consegnano il classico modulo dell’immigrazione da compilare, mettiamo una residenza fittizia (anche a Bogotà faremo couchsurfing).

Le nostre paure sono che ci facciano un timbro d’ingresso con una validità di soli 30 giorni, noi vorremmo restare nel paese se fosse possibile, qualche cosa in più.

Il volo di sole tre ore passa in fretta, ci danno il classico panino con la bibita e proviamo a dormire un po’, visto che la notte precedente l’abbiamo passata in bus.

L’Arrivo

Quando arriviamo all’aeroporto di Bogotà, si nota subito la differenza con l’Havana, siamo arrivati in un paese occidentalizzato, ma sopratutto la cosa che ci colpisce di più è la temperatura: fa freddo. Siamo passati dai 30° ai 16° in un breve volo e anche l’altitudine, adesso siamo a 2600 metri s.l.m un po’ come le nostre montagne.

Quando ci mettiamo in coda all’ufficio immigrazione, i cubani vengono subito fermati, alcuni non vengono fatti passare, mentre noi essendo europei e scambiati con le persone in arrivo da Francoforte, passiamo subito e con una bel timbro sul passaporto della validità di 90 giorni.

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Bogotà, Roby in attesa davanti alla casa del nostro couch

Alla dogana, il controllo è blando e in un attimo saliamo su un taxi che ci porterà a casa del nostro coucher.

#129.Da Havana a Bogotà (Purtroppo esistono le frontiere) ultima modifica: 2015-06-27T10:00:32+00:00 da Idea Nomade

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