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Con genocidio cambogiano o auto genocidio ci si riferisce al processo di epurazione del popolo cambogiano avvenuto tra il 31 dicembre 1977 e il 6 gennaio 1979, ovvero nell’arco dell’esistenza della Kampuchea Democratica ad opera del Dittatore Pol Pot.

L'albero della morte

L’albero della morte

Pol Pot fu il diretto ispiratore e responsabile della tortura e del massacro di circa un milione e mezzo di persone (compresi bambini, donne e anziani), a cui vanno aggiunti centinaia di migliaia di morti a causa del lavoro forzato, della malnutrizione e della scarsa assistenza medica.

In totale, circa 1/3 della popolazione cambogiana perse la vita nel periodo tra il 1975 e il 1979!
Per comprendere meglio questi fatti è obbligatorio fare una visita al campo di sterminio Choeung Ek e al Museo Tuol Slang di Phnom Penh.

Campo di Sterminio Choeung Ek

Questo luogo, si trova appena fuori dalla città, a circa 15 Km, ma con una corsa in tuk tuk (costo di 20$ a/r), lo si raggiunge facilmente.
La visita di questo campo di sterminio è davvero difficile e toccante, ma ti aiuta a comprendere la storia della Cambogia e del suo popolo.

Tra il 1975 e il 1978 circa 17.000 persone, tra uomini, donne, bambini e neonati, precedentemente incarcerati e torturati nell’S-21, furono trasferiti nel campo di sterminio di Choeung Ek, dove molti di loro furono uccisi a bastonate per risparmiare preziosi proiettili.

Camminando nel campo, un tempo era stato un frutteto di litchi, si osservano le fosse comuni dove furono trovati i cadaveri, altre fosse devono essere ancora analizzate. Si possono vedere ancora pezzi di stoffa, appartenuti ai prigionieri e ossa, sparsi nel campo, che con la stagione delle piogge riemergono.

Fossa comune

Fossa comune

Un momento molto struggente della visita è quando si osserva un grosso albero su cui hanno appeso tanti braccialetti colorati, chiamato “l’albero delle morte”, dove venivano ammazzati i neonati, sbattendoli violentemente contro gli alberi.

Al centro del campo hanno costruito una stupa buddhista, al suo interno si osservano circa 5.000 teschi umani, alcuni lesionati o sfondati. Inoltre hanno inserito i vari strumenti utilizzati dai Khmer Rossi per ammazzare i prigionieri e alcuni vestiti delle vittime.

Stupa del campo di sterminio di Choeung Ek

Stupa del campo di sterminio di Choeung Ek

Durante la vostra visita, potreste ascoltare varie storie raccapriccianti di alcune vittime scampate e anche il racconto di Him Huy, guardiano e carnefice a Choeung Ek, che descrive alcune delle tecniche utilizzate dai Khmer Rossi per uccidere prigionieri innocenti, donne e bambini indifesi.
Nel campo si trova anche un piccolo museo che fornisce interessanti informazioni sui leader dei Khmer Rossi.

Vi assicuro che visitare questo è luogo, non è affatto facile, sarete messi davanti a una realtà atroce, resa ancora più toccante dai racconti dell’audioguida, ma è importante andare, per non dimenticare la storia.
L’ingresso costa 6$, compresa l’audioguida in italiano, molto utile.

Museo Tuol Sleng

Una visita a Phnom Penh significa anche scontrarsi con una realtà storica molto difficile e cruente, la dittatura dei Khmer Rossi, durata tre anni.
L’ingresso al Museo Toul Sleng è di 6$, compresa l’audio guida, purtroppo non italiano e il suo scopo è quello di testimoniare i crimini perpetrati dai Khmer Rossi.

L’edificio in passato era il Liceo Tuol Svay Prey ma nel 1975 fu occupato dalle forze di sicurezza di Pol Pot, adibito a carcere di massima sicurezza con il nome di S-21 e tra- sformato ben presto nel principale centro di detenzione e tortura del paese. Tra il 1975 e il 1978 oltre 17.000 persone incarcerate nell’S-21 furono condotte nei Campi di sterminio di Choeung Ek.

Liceo Tuol Svay Prey

Liceo Tuol Svay Prey, trasformato successivamente nella tomba di molti cambogiani

Regolamento della S-21

Regolamento della S-21

L’edificio fu mutato in prigione dall’interno: gli edifici furono racchiusi all’interno di un recinto di filo spinato elettrificato, le classi trasformate in minuscole celle e camere della tortura e tutte le finestre furono sbarrate con assi di ferro e filo spinato per evitare fughe di prigionieri.
Si possono osservare i letti, le piccolissime celle e le macchie di sangue sul pavimento.

Nelle varie sale del museo si susseguono fotografie di uomini, donne e bambini dei volti torturati nel carcere, infatti i khmer rossi avevamo l’abitudine di registrare meticolosamente la loro barbarie. Ogni prigioniero che entrava nell’S-21 veniva fotografato, talvolta prima e dopo essere stato torturato.

All’inizio del tremendo regime di Pol Pot furono rinchiusi nel carcere i nemici borghesi, tutte le persone che avevano studiato, che conoscevano una lingua straniera, gli insegnati, i medici o semplicemente persone che portavano gli occhiali, tra loro ci furono anche alcuni stranieri che vennero richiusi e ammazzati.

Raggiunto l’apice della follia, la “rivoluzione” dei Khmer Rossi iniziò a divorare sé stessa. Generazioni di torturatori e carnefici che lavoravano in questo carcere furono a loro volta eliminati da altri spietati aguzzini.

Cella di un detenuto

Cella di un detenuto, nel pavimento si possono notare le chiazze di sangue

Stanza delle torture

Stanza delle torture

Quando l’esercito vietnamita liberò Phnom Penh nei primi mesi del 1979, all’interno dell’S-21 trovarono in vita solo sette prigionieri che per sopravvivere avevano usato il loro talento come pittori o fotografi. Altri quattordici erano stati torturati a morte mentre le forze vietnamite si stavano avvicinando alla città.
Nelle stanze in cui vennero rinvenuti i loro corpi in decomposizione una serie di fotografie documentano la loro triste storia e si possono osservare nel cortile le bare dove sono stati sepolti.

Nel cortile si trova anche un monumento dedicato alle vittime, sui cui è stato inciso la frase per non dimenticare quello che è accaduto in questo luogo: “noi non dimenticheremo mai i crimini commessi dal regime della Kampuchèa Democratica!”